Avete già deciso cosa vorreste bere nel 2017?

Il 2016 sta per finire ed è tempo di fare la lista dei buoni propositi! Cosa berrete nel Nuovo Anno?

 

I Buoni Propositi per il Nuovo Anno! Eh sì, è proprio il momento dell’anno in cui bisogna scrivere la classica e immancabile lista. Il 2016 sta per finire, siamo sopravvissuti agli eccessi natalizi, possiamo rallentare per qualche giorno i nostri ritmi, respirare, rigenerarci, caricare le batterie. E' il momento delle riflessioni: è tempo di bilanci su tutto ciò che abbiamo fatto e non, o che avremmo voluto fare, e su ciò che assolutamente il prossimo anno non deve mancare. Per tutti i veri Winelover, un momento di illuminata ispirazione e di domande esistenziali: nel 2016 ho assaggiato di tutto e di più? Ho scoperto nuove perle enologiche? Ho partecipato a tutte le degustazioni e alle manifestazioni più glamour? Ma soprattutto: cosa berrò nel Nuovo Anno?

Ecco 5 eno-propositi:

1. Più bollicine!

Nel 2017 vorrei bere più bollicine! Mettono allegria e creano un ambiente festoso. Ottimi aperitivi, anticipano e stuzzicano, si dice, ma in realtà io adoro bere lo spumante per tutto il pasto, e lascio che mi accompagni dall’inizio alla fine. Prosecco e Franciacorta non mancano mai nella mia cantina, sono dei must, opposti e complementari, ma nel 2017 vorrei bere più Spumanti territoriali e fuori dal coro. Per esempio, il Pignoletto: è fantastica la sensazione di frutta, di pere e albicocche, quasi densa e succosa e la freschezza agrumata che lascia alla fine; oppure il Lambrusco di Sorbara, dal colore ammaliante, rosa brillante, che esplode in bocca con aromi di fragoline di bosco, lamponi e ribes, dolci e croccanti (tip: tenetene una scorta, una bottiglia tira l'altra).

2. Vini buoni da pensare

Mi piace bere vini con un significato profondo, che racchiudano uno sguardo al futuro, buoni propositi non solo per il prossimo anno ma per le prossime generazioni. Siete mai stati in Valtellina per esempio? Avete mai visto dove cresce la vite? In una zona vitata di 40 km, ci sono circa 2.500 km di terrazzamenti per sostenere i filari di vite, muretti a secco da mantenere e custodire. Non per niente si parla di viticoltura estrema o addirittura eroica. Una zona impervia, ostica, faticosa da lavorare. Eppure fare vino non è solo creare una bevanda equilibrata e piacevole, ma salvaguardare un territorio, una comunità, una tradizione.  Sciur  è un vino Valtellinese della cantina Nino Negri e un esempio di sostenibilità, un Nebbiolo buono da bere e un terra unica buona da pensare.

3. I classici vini bianchi vulcanici

Si parla sempre di vini dei Vulcani, per esempio l’Aglianico che nasce e viene coltivato ai piedi del Vulture. Cos’hanno di speciale questi vini? La piante affondano le proprie radici in un terreno ricco, minerale, equilibrato e tutta la pianta beneficia della ricchezza del suolo. Spesso dimentichiamo che alcuni vini crescono su suoli vulcanici anche se non si riconoscono più nel paesaggio le forme dei coni che li hanno generati. Ecco che Soave Classico e Frascati Superiore per esempio, hanno questa origine geologica, e non meraviglia che siano vini conosciuti da sempre, consumati alle tavole di re e Papi nei secoli e oggi ancora simboli della nostra produzione enologica. Come un abito classico, non disturbano con toni eccessivi e aggressivi, ma conquistano per eleganza, equilibrio e spessore. Vini bianchi di struttura e carattere!!

4. L'Aglianico del Vulture che fa innamorare

Qualcuno lo ha definito Il Principe del Sud con l'Energia Nordica... Mi sembra perfetto! Non è forse sexy e voluttuoso come altri vini meridionali, ma l'Aglianico colpisce per il carattere solido, intrigante e ampio. I tannini sono fitti e dolci, i profumi intensi di ciliegia nera matura, amarena e mora, cacao, liquirizia, carrube, sottofondo balsamico, erbe mediterranee... una complessità profonda e nobile. Penso alla Basilicata, alla zona del Vulture, che pur essendo ncastonata nel profondo sud,  è una zona fresca e continentale in cui le temperature allungano la vita delle piante e si arriva a vendemmiare a fine ottobre. Sullo sfondo il Vulcano, imponente e magico.

Un vino straordinario e unico, e l'Aglianico di Re Manfredi è definito da Wine Spectator “One of the world’s greatest wines”.

5. Vini dolci: i vini dello Storytelling

I vini dolci non hanno il posto che meritano! Dolci, corposi e a volte alcolici finiscono per diventare il fanalino di coda dei nostri pasti. Invece dovrebbero avere un ruolo più importante e più presente. Vini di struttura, ricchi, complessi, che trasmettono emozioni, ma hanno anche curiose storie da raccontare. Sono i vini con cui gli Storyteller si possono divertire, perché molto spesso hanno origini lontanissime, tradizioni legate ai territori, alla cultura locale e ai riti antichi, o all'ambiente in cui nascono e vengono prodotti.

Eccone alcuni: il Recioto veneto è il padre dell'Amarone, fatto con le “recie”, le orecchie dei grappoli ovvero le parti dell'uva più mature e più dolci, raccolte a mano e lasciate in appassimento; il Chianti Occhio di Pernice con i lunghi invecchiamenti prende uno splendido color nocciola; Cielo Dalcamo, caratteristica vendemmia tardiva siciliana, mostra un mosaico di profumi dell’isola, frutta candita, tropicale e matura, dolci aromi di miele e mandorle… Decisamente tutti nella Wish List!

E voi? Quali sono i vostri Eno-Propositi per il nuovo anno?

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