A tu per tu con le donne del vino

Le donne della generazione Millennial hanno trovato un grande interesse per il vino: mosse da enorme passione, ma con ferma concretezza sono crescenti le cantine guidate al femminile.

Il mondo del vino per tradizione riflette uno scenario al maschile, ma sempre più l’universo femminile sta assumendo un ruolo centrale nell’ambiente enologico conferendo un valore aggiunto al Made in Italy! La donna è finalmente riconosciuta come sinonimo di forza, personalità e coraggio, lo stesso coraggio che ha spinto molte di esse ad intraprendere una carriera all’interno di questo settore.

Oggi vogliamo dare spazio a quattro donne che operano nel settore per raccontarsi come professioniste e appassionate .

 

Maricarmen Navas – Enologa

Conseguita la laurea in Enologia e maturate varie esperienze in cantine spagnole, dal 2016 assume l’incarico di enologa della Cantina Lamberti. Il suo approccio moderno e consapevole del gusto internazionale la rendono la perfetta interprete dei vini di questa cantina giovane ed innovativa.


D: Lavori da sempre nel mondo del vino, com’è iniziato il tuo percorso tecnico e quale consiglio daresti a chi desidera coltivare questa passione per trasformarla a pieno titolo in professione?

R: Sono nata a Jerez in Spagna, città conosciuta per il vino Sherry, una delle denominazioni di origine più antiche del mondo. La città è piena di bodegas (cantine) e passeggiando per le sue strade si respira la cultura del vino. La vera passione per il vino l'ho scoperta però a Firenze, dove ho tenuto uno stage al termine degli studi in Biologia. È lì che ho deciso di studiare Enologia al mio rientro in Spagna: così è stato e ogni giorno ho la conferma di aver fatto la scelta giusta!  A chi vuole studiare enologia confesso che è una professione che richiede non solo molta passione, ma anche una formazione ad alto livello. È un mestiere nel quale non si smette mai di imparare ed è fondamentale mettersi sempre in discussione.  È anche il lavoro più bello del mondo!

D: In passato il ruolo dell’enologo è stato spesso associato a figure maschili. Cosa significa per te essere enologo e come sei riuscita ad oltrepassare lo stereotipo di genere?

R: Essere donna ed enologa è qualcosa che mi rende molto orgogliosa. Noi donne ancora lottiamo per conquistare uno spazio personale e professionale in tutti gli ambiti. Oggi sempre più donne decidono di studiare Enologia, e anche se la strada è ancora in salita si può dire che il cambiamento è iniziato! Bisogna continuare a lavorare sodo, per far sì che sia valutata la professionalità e non il genere, sempre a testa alta. Alla Lamberti il mio lavoro è sempre stato apprezzato e valutato al di là dell’essere donna. Vivo ogni possibile difficoltà come occasione per evolvere e migliorare ancora.

 

Roberta Danzi – Responsabile Qualità e Sicurezza del prodotto

Conseguita la laurea in Chimica Analitica presso l’Università degli Studi di Bologna, muove i primi passi nel mondo del vino occupandosi di analisi in un laboratorio enologico ad alta specializzazione, approfondendo così la conoscenza del prodotto anche i termini di genuinità e legalità. Successivamente inizia a seguire gli aspetti legati al processo produttivo del vino e al suo controllo, acquisendo importanti competenze nella gestione della sicurezza del prodotto. Senza dubbio un prezioso bagaglio di esperienze, oggi al servizio delle cantine del Gruppo Italiano Vini.


D: Nel corso dell’ultimo anno risulta ancora più evidente come internet abbia cambiato l’approccio dei consumatori al mondo del vino: le visite in cantina sono state sostituite da webinar a tu per tu con enologi e rinomati sommelier, si sono moltiplicati i podcast tematici e stanno nascendo gruppi di conversazione tra appassionati ed esperti su Clubhouse. Il consumatore è sempre più informato e attento anche agli aspetti tecnici sulla produzione del vino, come possono le aziende rispondere a questa nuova attitudine garantendo la trasparenza e veridicità delle informazioni sui prodotti?

R: Sicuramente i consumatori stanno diventando sempre più consapevoli ed esigenti. Vedendo le richieste di informazioni, sempre più di dettaglio, che quotidianamente arrivano da ogni parte del mondo, riesco ad avere una percezione realistica. La complessità aumenta per la variabilità dei modi con cui veniamo chiamati a fornire tali informazioni. Per le aziende diventa fondamentale strutturarsi sempre più nella raccolta e nell’organizzazione delle informazioni, con particolare attenzione alla tracciabilità e controllo del prodotto. Questo significa investire molto nella formazione personale, comunicazione interna e informatizzazione.

D: La tua professione ti richiede di parlare con molti tecnicismi e riferimenti legali, ma qual è il tuo modo preferito di brindare?

R: La mia professione mi porta quotidianamente a entrare nei dettagli del controllo e analisi del prodotto. Così ogni giorno osservo bottiglie, tappi ed etichette con spirito molto “indagatore”. Quando però assaggio il vino a tavola, direi che quello che conta è unicamente il mio gusto personale. Bevo vino solo nei momenti conviviali, un buon pranzo o un incontro tra amici, quindi per me è sempre associato all’idea di compagnia e piacevolezza. Per brindare? Se decido io, purtroppo per i miei amici, niente bollicine! Preferisco i vini bianchi fermi e leggermente aromatici. Per un dopo cena invece spesso propongo un vino rosso molto strutturato e corposo, preferibilmente assieme al cioccolato di cui sono molto golosa.

 

Vanessa Veronese – Brand Manager

Laureatasi in Economia e Commercio presso l’Università Tor Vergata di Roma, matura la sua esperienza nel marketing in diversi settori, dall’abbigliamento all’alimentare, dal largo consumo alla ristorazione, occupandosi sempre sia del mercato nazionale che del coordinamento dello sviluppo estero. Oggi Brand Manager Top Wineries e Cantine del Sud del Gruppo Italiano Vini. Appassionata di romanzi storici e libri gialli, ballerina di tango, nel tempo libero si dedica a 3 figli, gatto e un marito romagnolo.


D: Sei sicuramente una professionista affermata con una consolidata esperienza in differenti settori merceologici, come è avvenuto il tuo ingresso nel mondo del vino?

R: Il marketing è un ambito lavorativo meraviglioso che permette di spaziare tra diverse categorie merceologiche rinnovando continuamente gli stimoli creativi. Ho potuto conoscere diversi prodotti prima di approdare nell’universo del vino la cui comunicazione è molto affascinante quanto complessa. Io venivo da esperienze nel largo consumo, regolato da meccaniche comunicative in parte mutabili in ambito enologico, ma all’inizio ho dovuto fare l’esercizio di cambiare sguardo, considerando che non mi occupavo di “marchi” ma di cantine e quindi realtà pulsanti di un territorio che rappresentavano un prodotto autentico, talvolta legato alla storia del territorio stesso in maniera profonda.

D: Come nella comunicazione di prodotto l’innovazione si riesce a sposare con il forte legame alla tradizione e al territorio che caratterizza il mondo del vino?

R: Ci sono diversi modi per coniugare tradizione e innovazione: secondo me il più immediato è quello di cercare di rispondere alle esigenze degli attuali consumatori di vino senza perdere di vista le origini di un progetto enologico. Ci sono tecniche della tradizione contadina di ogni regione che, rivisitate o addirittura migliorate grazie alle tecnologie che oggi si possono applicare in cantina, generano dei vini di grande valore e piacevolezza capaci di catturare l’interesse anche dei consumatori più giovani; l’antica saggezza agricola può essere valorizzata e raccontata attraverso i moderni mezzi di comunicazione che ben si prestano allo storytelling e sono affamati di storie autentiche che nel mondo del vino non mancano di certo!

 

Tiziana Mori – Responsabile Relazioni Esterne

Nata in Friuli-Venezia-Giulia, tra le doline carsiche e il Mar Adriatico, vive e lavora in Veneto da più di vent’anni. Conclusi gli studi in Inghilterra, inizia la sua carriera negli anni Ottanta al Gruppo Benetton. All’inizio degli anni Novanta scopre il mondo del vino e ne rimane affascinata; dopo diverse esperienze in note aziende vitivinicole, dal 2002 è responsabile delle Relazione Esterne del Gruppo Italiano Vini.


D: Abbiamo parlato del grande background fatto di storia e tradizioni che accompagna il mondo del vino anche in questo processo di rinnovamento: come nel tempo il ruolo delle pubbliche relazioni si è evoluto e orientato verso una sempre maggiore inclusività?

R: Nel mondo del vino la necessità di una figura manageriale che curasse le relazioni pubbliche è iniziata a sentirsi negli anni Novanta quando il vino, da semplice alimento, diventò molto “di moda”. Fu in quegli anni che si moltiplicarono i corsi per diventare sommelier e imparare a degustare il vino. Le aziende vinicole capirono subito quanto importante fosse la reputazione del proprio brand e dei propri prodotti. Utilizzare al meglio le strategie e gli strumenti di comunicazione per promuovere e influire positivamente sull’immagine e reputazione delle cantine, comunicare gli obiettivi accrescendone la notorietà, gestire i rapporti con la stampa, le associazioni e i nostri diversi interlocutori, è il mio compito. In molti anni di lavoro ho avuto l’opportunità di assistere all’evoluzione di questo settore che si è trasformato completamente. La rivoluzione digitale ha portato un profondo rinnovamento per cui oggi le aziende vinicole devono rapportarsi con nuove classi di pubblico e target; naturalmente questo cambiamento ha mutato anche le dinamiche della comunicazione. Questo non cancella gli strumenti e le modalità tradizionali, ma si affianca e si integra ad essi al fine di creare una comunicazione “tailor made”, essenziale in un mercato competitivo come quello odierno dove operare con responsabilità diventa un fattore decisivo per farsi notare e scegliere.

D: Da anni fai parte de "Le Donne del Vino", la prima associazione italiana che punta a valorizzare il ruolo della donna imprenditrice nel settore vitivinicolo ed enoturistico. Vuoi raccontarci di più su questo progetto e sull’opportunità per le giovani donne di prenderne parte?

R: Negli anni Novanta, al mio esordio nel mondo del vino, il settore era prerogativa maschile e le donne non rivestivano ruoli manageriali. È stato in questo clima che nel 1988 nacque l’associazione nazionale "Le Donne del Vino" grazie alla volontà di una ventina di figure femminili che operavano nel settore vitivinicolo. L’obiettivo era quello di promuovere la conoscenza, la cultura del vino e il ruolo della donna nell’imprenditoria italiana.  L’associazione oggi conta più di 900 iscritte ed è la più grande al mondo del nostro settore. Le socie sono tutte donne che lavorano nel vino: produttrici, enologhe, sommelier, enotecarie, ristoratrici, giornaliste ed esperte del vino. La nostra associazione offre molte opportunità e i progetti dedicati alle under 30 sono sempre numerosi. Uno dei più interessanti è il progetto FUTURE. Un programma permanente che riunisce in un database consultabile on line, le attività formative offerte dalle aziende delle Donne del Vino e rivolte alle donne di età inferiore ai 30 anni che pensano al vino nel loro futuro professionale.  Si tratta di opportunità didattiche capaci di dare alle giovani donne stimoli e una maggiore consapevolezza delle competenze interdisciplinari richieste attualmente dal comparto del vino: dall’inglese, al marketing, dalla comunicazione digitale alla tecnica di incoming enoturistico, dall’enologia all’hospitality. FUTURE ha l’obiettivo di proporre alle giovani donne il lavoro nel settore enologico come qualcosa di interdisciplinare, qualificato e capace di recepire l’innovazione e vuole anche contribuire a ridurre gli attuali divari salariali e di opportunità di carriera fra i generi.

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